Q&A: Gracey Zhang

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Tra illustrazione, animazione e fumetti, GRACEY ZHANG ci racconta cosa voglia dire collaborare con il New York Times, come una graphic novel italiana le abbia cambiato la vita e quale sia il consiglio migliore che un artista possa ricevere. Eccoci arrivati al Q&A #10 di ON! Storie.

Gracey, da dove ci stai scrivendo?

Vi scrivo dalla mia camera/studio in Ridgwood, Queens, New York!

Cosa significa per te essere un’illustratrice nella città di New York? Quali sono le sfide più grandi, e come convivi con esse?

Essere un’illustratrice a New York vuol dire fare quello che più si ama accanto ai colleghi migliori del mondo: credo sia fantastico ammirare certi lavori per tutta la vita e poi poter incontrare in carne e ossa i loro autori nella city. Sfide, direi cercare di non mangiare gelato tre volte al giorno invece dei pasti, ma quando lavori da casa sembra sempre un’ottima idea!

Tre illustratori che oggi, secondo te, stanno facendo un ottimo lavoro.

Sono una grande fan di Victoria Semykina, Lorenzo Mattotti e Jillian Tamaki.

Come descriveresti il processo con il quale hai trovato il tuo stile personale, e quali sono le principali fonti di ispirazione che ancora oggi, come all’inizio, continuano ad influenzarlo?

Credo sia stato l’imparare a disegnare e disegnare fino ad essere pienamente soddisfatta del risultato, a lavorare costantemente per molto tempo e aver gradualmente sviluppato un metodo di lavoro che funziona bene per me. Sono sempre influenzata da ciò che vedo nella strada, interazioni tra sconosciuti, oltre che dalle illustrazioni nei libri per bambini.

Oltre all’illustrazione lavori anche con l’animazione e i fumetti. Che cosa ti affascina di più di queste due discipline?

La narrativa che è possibile creare con esse! Amo poter raccontare una storia. Mi ricordo quando da piccola scoprii per la prima volta un fumetto italiano chiamato W.I.T.C.H., e pensai fosse la cosa più bella che avessi mai visto! Ancora prima di quello, gli unici fumetti di cui ero veramente consapevole erano quelli di Archie (che tra l’altro sono ugualmente bellissimi!)

Puoi raccontarci come è nata la tua prima collaborazione con il New York Times?

Ho mandato moltissime email in giro – art directors e editori – con promo dei miei lavori. Penso semplicemente che a qualcuno siano piaciute e che mi abbiano contattata, e che da lì tutto abbia avuto inizio.

La tua famiglia ti ha supportata quando hai deciso di diventare un’artista professionista? Che consiglio ti senti di dare ad illustratori ancora giovani che hanno paura di affrontare le proprie famiglie con una decisione simile?

Io e la mia famiglia abbiamo decisamente litigato un bel po’ al riguardo! Non credo che l’illustrazione sia una professione che loro comprendono ancora bene, ma è necessario fare quello che piace e ti rende felice. È una scelta personale, e alla fine della giornata non importa cosa nessuno pensa. Penso che la dedizione che tu riversi in quella che è la tua passione faccia differenza anche agli occhi delle persone che ti guardano, perché possono vedere chiaramente quanto seriamente prendi i tuoi obiettivi. E alla fine inizieranno a farlo anche loro.

Quali pensi siano i primi passi che un artista emergente debba fare quando inizia a promuovere il suo lavoro?

Molto facile, mandare il proprio lavoro in giro! Questo è il consiglio che è stato dato a me. Tuttavia, quando ero ancora studentessa, mi sentivo un po’ impaurita a seguirlo, semplicemente perché non ero ancora soddisfatta al cento per cento dei miei disegni. Ma più ci si sforza, il che può voler dire pubblicare sui social-media o mandare fisicamente promo in giro, più si viene notati, anche se non ci si sente ancora del tutto pronti per il salto.

Hai un motto che ti tira sempre su di morale e ti rimette in pista?

“Nessuno sa che cosa significhi, ma è provocatorio: fa reagire le persone!”, (da Blades of Glory)

Un consiglio di carriera prezioso che hai ricevuto e a cui fai sempre riferimento.

“Fai qualcosa ogni giorno, anche se è qualcosa di piccolo.” Al mio ultimo anno di università ho avuto occasione di avere un faccia a faccia con Jing Wei e Josh Cochran, e quello si è rivelato essere il consiglio migliore che abbia mai ricevuto.

Potete seguire Gracey su Instagram, o tenervi aggiornati sul suo lavoro visitando il suo sito web e blog su Tumblr!