Editoriale #9 – Il BeautyGuru Ban

Disclaimer: questo editoriale di ON! Storie non vuole farvi smettere di spendere soldi in profumeria. E non è neanche filo-Trump. Questo editoriale parla del potere dell’odio: in questo caso, verso le banalità dei BeautyGuru di Youtube/etc. Del rifiuto di standard non decisi da noi, e di quanto è bello sentirsi liberi dopo un buon Vaff******. Morale: non facciamoci infinocchiare.

Ognuno di noi ha bisogno di almeno una parentesi di leggerezza al giorno. Youtube (Twitter/Instagram, e qualsiasi portale dia voce al popolo), per tale scopo, è come una finestra sull’infinito. Sull’infinito e sulla frustrazione di trovarsi circondati dalle opinioni di perfetti imbecilli, oltre che a quelle di persone che sanno cosa stanno dicendo (e magari ciò vale anche per i nostri editoriali, chi lo sa?)

Fatto sta che, come soprattutto le ragazze sapranno, dopo una mezz’oretta di video di bellezza e lifestyle (ovvero in che ordine mettere e togliere maschere e sieri per una pelle da culo di bambino e come organizzare la propria scrivania per diventare persone di successo) molto spesso c’è più fastidio che spensieratezza. Si tirano le somme e il messaggio finale è solitamente “abbracciate i vostri difetti”, e “la perfezione non esiste”; ovvero lo slogan di marketing più di successo della storia che fa passare gli imbroglioni che ci vendono prodotti inutili come alleati del nostro benessere.

Nessuno smette di odiare i propri difetti. Semplicemente, si diventa troppo stanchi per il continuo combatterci contro. O si continua a combattere fino alla morte, e alla chirurgia plastica. Terza alternativa, non ci si fa troppo caso: amici, beati voi.

La nostra storia originale #9 racconta l’esperienza di un’esperta di arte classica che raggiunge il livello massimo di odio. Ma non nei confronti della cicatrice sulla fronte che l’ha sempre fatta sentire diversa e lontana da un canone di bellezza irraggiungibile, ma verso l’odio stesso. Quando si odia l’odio, è un vero momento di rinascita. Come nella matematica relativa, la somma due numeri negativi risulta in un numero al di sopra dello zero. Un nuovo punto di partenza.

Il momento di rinuncia alla perfezione (che può essere dettata dagli altri o da noi stessi, e che può essere legata al nostro aspetto o alla nostra personalità) arriva alla fine di una lunga relazione con una storia di abusi e bullismo alle spalle – con noi stessi. È un momento di risveglio nel quale non ci troviamo più in grado di sopportare alcuna critica, o consiglio. È un grande vaffanculo che ci porta finalmente sulla strada della consapevolezza e dell’auto-accettazione.

Ovviamente, questa è solo una teoria personale. E quando dico che le ragazze ne sono maggiormente colpite (rispetto ai maschi) è perché appartengo alla categoria e ne sono io stessa una prova vivente. Ragazzi, se anche voi sapete di cosa stiamo parlando, fateci sapere cosa ne pensate!

La leggenda vuole che il punto di non ritorno arrivi con i trent’anni: un’età nella quale, a quanto pare, si è talmente esausti di auto-sabotarsi che piuttosto ci si accetta per come si è, e si ha finalmente il tempo per concentrarsi su ciò che ha veramente importanza per il raggiungimento di un livello di soddisfazione e felicità personale minimo/accettabile (se stessi, carriera, famiglia, decidete voi). Credo siamo in molti ad attendere con ansia tale epifania. Soprattutto noi che siamo cresciuti a cavallo tra un mondo senza tecnologia e uno in cui senza filtri non si esiste nemmeno – la confusione più totale dei sensi, e la morte dell’identità.

“Abbracciare le vostre imperfezioni” quindi, come slogan, può avere un significato del tutto diverso: è un invito a reagire, allo scoprirsi insofferenti e a mettere tutto in prospettiva. Della serie: “ho una voglia a forma di pene sulla guancia: ma ho anche una promozione da rincorrere. Non ho tempo per problemi del genere.” Chiunque tu sia, noi siamo con te.

La bella macchina da scrivere in anteprima e accanto al testo è di Marie Jones! Potete vedere il resto dei suoi lavori in questo link