Q&A: Sujin Han

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Il Q&A #8 di ON! Storie è dedicato a un’illustratrice che s’ispira a Klimt, l’architettura di Glasgow e la bellezza delle giornate più semplici. Venite a conoscere SUJIN HAN, un’artista devota all'”Ora o mai piu'”, che ama le storie tradizionali Giapponesi e che ci ha mostrato cosa succede quando l’occhio dell’arte della Corea  incontra quello dell’Ovest.

Sujin, da dove ci scrivi e in che modo la tua città t’ispira?

Scrivo da Glasgow, in Scozia, ed è una città piena di artisti! In ogni strada capiti c’è sempre qualcuno che suona o dipinge. Glasgow è una città costruita su un’architettura che è un mix tra il passato e il presente, un tempo aspro e l’arte. Amo particolarmente il colore degli edifici più antichi, le loro forme e i dettagli. È molto diversa dalla mia città natale!

In che modo la tua cultura coreana vive al fianco di quella scozzese? Credi si influenzino vicendevolmente?

I miei lavori, quando ero ancora in Corea, erano più che altro copie fedeli della realtà. Ma da quando mi sono traferita in Scozia tutto è diverso, dal mangiare al camminare; è tutto nuovo, e credo influenzi quello che disegno e mi abbia fatto crescere come artista. Adesso cerco sempre di aggiungere dell’immaginazione anche alle cose più comuni o ordinarie.

Ho esperienza di vita in due paesi molto diversi: quello che mi piace pensare è che facendo un passo indietro e osservando i miei lavori nel modo più obiettivo possibile, possa vederci dentro la cultura del paese in cui abito. Sia esso Corea o Scozia.

Quali sono le tue principali fonti di ispirazione?

L’ultimo corso che ho seguito mi ha insegnato a rappresentare la quotidianità, con le sue persone e la routine di ogni giorno. Ogni lavoro inizia con una parola, vivendo la giornata: credo che l’ispirazione mi arrivi particolarmente dalle giornate più semplici. La parola di un amico, una fotografia dei miei genitori, un tramonto, sono tutti momenti che restano nella memoria. Sono ispirata da quello che succede intorno a me ogni giorno.

Quali sono tre artisti, del passato o del presente, a cui fai sempre riferimento?

Sicuramente Gustav Klimt, Salvador Dalì e David LaChapelle. Conosco tanti bravi illustratori, ma preferisco citare artisti che trascendono una sola categoria. Sono un punto di riferimento per me perché avevano e hanno una forte fede. Ognuno di loro ha uno stile unico, i colori, le idee, una concezione del mondo. Tutti elementi che rendono le loro opere senza tempo.

Se potessi viaggiare nel tempo, in quale epoca torneresti e perché?

A dir la verità penso sempre che oggi sia il momento migliore della mia vita, non guardo mai al passato. Ma se dovessi tornare indietro, sarebbe il 2013! È stato un periodo in cui volevo smettere di disegnare, un po’ difficile e pieno di confusione. Tornerei indietro per dire a me stessa “Stai facendo la cosa giusta! Non essere impaziente.”

In che modo definiresti l’approccio di oggi della Corea nei confronti delle arti visive? In che modo è diverso da quello europeo?

Nella Corea di oggi c’è un grande interesse nelle arti visive, e una produzione di grande varietà. Da illustratrice, credo che in Corea ogni artista cerchi sempre di mostrare prima di tutto la propria visione e i propri pensieri: è tutto molto personale, e l’arte ruota intorno ad una personalità ben definita.

Per quanto riguarda l’Europa, mi sono appena trasferita e sto ancora cercando di capire. Ma mi sembra che qui ci siano più collaborazioni tra artisti: esibizioni di gruppo, ad esempio. C’è più occasione di interagire con altre menti creative.

Cosa ti piace fare quando non lavori?

Mi piace molto camminare! Anche se è la stessa strada, la stessa zona, a seconda del mio umore della giornata noto ogni volta tante cose diverse. Anche il sentire il vento e il tempo della giornata senza pensare a niente, mi aiuta a ripartire con una mente più fresca. Mi piace molto anche lasciare la città per delle gite in giornata, e fare esperienza della cultura del paese in cui vivo.

Un libro che ami e che avresti voluto illustrare.

Mi piacciono tantissimi libri diversi, a prescindere dal genere, ma uno dei miei preferiti è食堂かたつむり(Il ristorante delle lumache). È una storia giapponese. La protagonista della storia, che si chiama Lingo, uccide il suo amante. Inizia quindi a cucinare per espiare il suo crimine, e apre un ristorante per aiutare anche gli altri a purificarsi.

Mi piace perché, come lei, non sono perfetta. Anche io faccio scelte sbagliate, e spesso! Ma credo siano i nostri errori a rendere la nostra vita speciale. Come in questo libro, dai momenti peggiori nasce l’opportunità di provare qualcosa di nuovo.

Hai un motto che ti tira sempre su di morale e ti rimette in pista?

Uno dei miei preferiti è “Ora o mai più!” Questo è un momento che non potremmo mai più rivivere. Fallo e basta! È molto meglio pentirsi dopo che non farlo. Quando ho il dubbio se fare o non fare qualcosa, penso sempre a questo motto. Quanto può essere difficile?

Un consiglio per aspiranti illustratori freelance.

È qualcosa di davvero difficile anche per me… Abbiate fiducia in voi stessi!

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