Editoriale #8 – Possiamo davvero avere tutto?

Ci sono volte in cui un’idea ci sembra troppo buona per essere lasciata nel cassetto solo perché non siamo in grado di spiegarla come vorremmo. L’editoriale #8 di ON! Storie è dedicato all’idea e alla forma. Possiamo averle entrambe? Abbiamo trovato una formula matematica che potrebbe aiutare.

Come Woody Allen fa dire a Ernest Hemingway in “Mezzanotte a Parigi”: “Se sei uno scrittore, devi dire di essere il migliore!” Così la vede Woody Allen.

La storia di questa settimana non è la migliore che ho scritto. A dir la verità, non so neanche se le altre che ho scritto siano storie brevi decenti. Ma questo è un altro discorso.

Ho deciso di pubblicare e di far illustrare “Limiti” perché l’idea di base è una buona idea. Immaginare un marito e una moglie che scrivono in lingue diverse e che non possono capire quello che l’altro crea mi sembrava interessante. Oltretutto, una volta viste le bellissime bozze dell’illustratrice, ho capito che non ci sarebbe stato ritorno, e che la storia sarebbe stata pubblicata. A volte va così: magari non scriviamo come vorremmo. Ma, se l’idea è buona, andiamo avanti.

Quindi ho iniziato a pensare a quanto importante sia la forma e quanto importante sia l’idea. Ovviamente, è un quesito del tutto banale, e la risposta dovrebbe essere 50/50. Oppure no? Ripensando alle storie che proprio non siamo riusciti a dimenticare, tra infanzia e adolescenza, fino a quelle lette in età adulta: le ricordiamo per la forma e lo stile con cui sono state scritte o per l’idea, e la storia stessa?

Se una storia fosse un essere vivente, quale, tra forma e idea, sarebbe lo scheletro? E la carne? Cosa viene prima, la forma o l’idea? E quale delle due è più importante?

Forse la forma è l’elemento più importante quando si scrive, perché è lo strumento con cui diamo vita alle nostre idee. E l’idea è ciò che più importa quando si legge, e poi ci si ricorda.

Interessante come la natura del lettore sia come specchiata con quella dello scrittore.

Scrivere: Forma = Leggere: l’Idea.

Autore e consumatore, direte voi, un semplice nesso. Chissà se è davvero così.

Ad ogni modo, per “Limiti”, la forma o lo stile non m’interessavano granché. O, almeno, non ci ho pensato molto mentre scrivevo. Sapevo solo di voler raccontare una storia, abbastanza semplice e con elementi drammatici banali; perché l’idea di fondo era una che mi affascinava.

Scrivere è comunicare. E se la persona con cui si decide di condividere la propria vita non può leggere quello che si scrive, allora cosa succede? Specialmente se scrivere è una professione per entrambe le parti; fonte di gioia; olio per gli ingranaggi dell’ambizione di un essere umano.

Una volta arrivate le illustrazioni complete, poi, ho visto come il prodotto finale avesse spessore per merito a) delle singole parti e b) dell’insieme. In altre parole, la storia aveva davvero un’anima; e le illustrazioni combaciavano così bene, nello stile e nei dettagli, con la storia stessa, tanto che il risultato era troppo buono per non essere pubblicato semplicemente per una mancanza di raffinatezza nella narrazione.

Forse la creatività (con le sue idee e i suoi stili, e quegli accessori occasionali che sono le illustrazioni) è come la vita di una donna in carriera: tra famiglia, lavoro, e un appartamento lussuoso, c’è sempre qualcosa che manca. O invece è possibile avere tutto?

La bellissima macchina da scrivere di questo editoriale è opera di Simon Fitzmaurice per il Print Club London. Seguitelo su Instagram o visitate il suo sito