Editoriale #7 – Quella gran Las Vegas del 2016.

Siamo tutti qui con “al diavolo i buoni propositi per l’anno nuovo!”, ma eccone uno utile: teniamo gli occhi sulla nostra pagina. Perché è proprio quando pensi che tutti intorno a te abbiano capito come funziona, che ti rendi conto di come in realtà siamo tutti ugualmente persi, alla ricerca della nostra verità. Un consiglio: Fatelo E Basta. Ma solo se è fatto a modo vostro.

Il primo di Gennaio, anche se capita di Domenica come in questo appena nato 2017, è il lunedì per eccellenza: si riparte daccapo. Come per un weekend di eccessi a Las Vegas, quello che è successo nel 2016 resta nel 2016.

Il primo di Gennaio è la prima occasione per mettere in pratica i nuovi, buoni propositi: e non so quante persone ancora scrivano delle liste e in quanti ci credano, ma è sicuro che almeno ognuno di noi ha in mente qualcosa che vorrebbe vedere migliorata.

Oggi giorno una preoccupazione molto comune è l’opinione degli altri. Con la terrificante pressione dei social media, del “se non fai una foto allora non è mai successo”, la nostra realtà sembra sempre meno nostra, e sempre più loro. Sono gli altri ad approvare; e, se ciò non succede, allora è come non avere il legittimo via libera per vivere secondo dei termini personali. Ovviamente si generalizza, ma ricordiamoci che, come disturbo, esso può declinarsi in un’ampia gamma di casi. Insomma, chi non c’è mai cascato?

Mi ricordo di come, all’inizio dell’anno scorso, ho deciso di lasciare un lavoro a tempo pieno e iniziare a fare qualcosa di mio. Volevo ricominciare a scrivere, dopo anni di altri doveri, e l’urgenza era così forte che la preoccupazione di non avere soldi o un lavoro vero veniva sempre dopo l’ansia da mancanza di idee, legata ad uno stile un po’ arrugginito e allo sguardo verso un futuro del tutto appannato. Perché fino a quel momento, nella grande Londra, ero sempre stata occupata o con lo studio o con un lavoro; come tutti i miei amici, avevo un posto a tempo pieno e un piano di pensione a venticinque anni (che per l’ottica italiana è come aver vinto i miliardi). E, dopo aver lasciato il lavoro, ero diventata all’improvviso quella diversa nel gruppo: ed era terrorizzante!

Ho scritto la storia di questo pomeriggio (in “Finzione”, Fiona avrebbe dovuto seguire il suo intuito e vivere la sua carriera a modo suo) per ricordarmi di come siamo tutti diversi, e di come ognuno di noi abbia la propria strada da seguire. Soprattutto, a modo nostro. È un vecchio adagio, del tutto banale ovviamente, ma vero abbastanza. Rincuorante, perché c’è spesso un momento nella vita, nell’anno, in una decade della vita, in cui credo sia più facile sentirsi scoraggiati: più del solito, intendo. Non sappiamo cosa stiamo facendo, non ci ricordiamo perché abbiamo iniziato, e dove ci porterà; ci chiediamo cosa gli amici pensino di noi, e ci disperiamo, pensando che loro sì che sono sulla strada giusta, e hanno tutto sotto controllo. Senza ricordarci che nessuno ha mai niente sotto controllo: siamo tutti insicuri e preoccupati allo stesso modo (millennials, mi sentite?)

Soprattutto quando il nostro sogno è di vivere e lavorare di creatività, il paragone con chi ha una vita più sicura ha probabilità di sorgere. La vita d’arte trascende i secoli, è una professione che non conosce evoluzione per quanto riguarda la praticità del quotidiano: chi dipinge oggi avrebbe le stesse preoccupazioni di un Impressionista.

Per questo, un buon proposito per il 2017, qui a ON! Storie, è di tenere gli occhi sulla nostra pagina. In qualsiasi sua declinazione, gamma, o sfumatura. Buon 2017!

La bella macchina da scrivere anteprima del nostro editoriale #7 è un’opera di Caitlin McGauley! Potete seguirla su Instagram, o visitare il suo sito web a questo link.