Q&A: REBECCA HURN

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REBECCA HURN è la giovane artista dietro alle illustrazioni della nostra ultima storia. Tra lezioni alla UCA e la difficile arte del collage, nightclub jazz Art Deco e il sempreverde fascino di Londra, il quinto Q&A di ON! Storie propone un angolo diverso dal solito: parliamo di quello che un artista in preparazione vede, sente, fa.

Rebecca, da dove ci stai scrivendo?

Vi scrivo da Sutton, Surrey, Inghilterra.

In che modo la tua città ti ispira?

screen-shot-2016-12-01-at-13-59-52La mia frazione, Sutton, è parte di Londra. Ed è proprio questa città che mi ispira in modo particolare. Musei come il Victoria and Albert Museum e il British Museum esibiscono i lavori di artisti così diversi, tesori provenienti da tutto il mondo e il modo in cui essi influenzano la società di oggi. Tuttavia, sono anche le piccole cose a ispirarmi, come la folla che trotta per andare a lavoro la mattina presto; il rumore delle macchine e gli autobus rossi che cercano di farsi strada nel traffico. Così come i simboli più famosi della città, come il London Eye, e le sue capsule che ti fanno sentire fermo nel tempo. Persino la Torre di Londra, con le sue storie di terrore e paura, non smette mai di affascinarmi, circondata dalla City moderna.

Come definiresti il processo in cui ti trovi dello sviluppare il tuo stile personale?

Lento, ma sento che ho finalmente trovato me stessa dopo anni di pazienza e pratica. Persino adesso, sto continuando a sperimentare con tecniche nuove. Non si finisce mai, e lo adoro! Anche quando avrò ottant’anni so che continuerò a perfezionare il mio stile e imparare tecniche che non ho ancora provato.

Quali sono le tue principali fonti di ispirazione?

Variano molto. Semplici fumetti nei giornali o quelli di Beano sono buoni esampi, con la screen-shot-2016-12-01-at-14-13-44loro alternanza di line spesse e sottili. I tatuaggi in questo senso sono molto simili. I collage sono un altro mio grande interesse, che potrà sorprendere, ma amo l’idea di costruire un’immagine con materiali che ognuno ha nella propria casa; e anche se molta gente pensa che sia facile e persino un po’ infantile, è una tecnica in realtà molto difficile da perfezionare, ancora di più se la si vuole proporre come arte vera e propria.

Tre artisti grafici/illustratori che secondo te oggi stanno facendo un ottimo lavoro.

Annita Maslow è il primo nome che mi viene in mente. Il modo in cui realizza ritratti femminili con il suo stile gotico, con nature morte e/o animali, è davvero affascinante. Un altro è Jethro Wood, che con lo stile cartonesco e realistico dei suoi tatuaggi ha dato una rinfrescata allo stile neo-tradizionale. E poi ci dev’essere Joseph Cornell: il suo lavoro contiene così tanti aspetti propri del surrealismo e del collage, come per esempio le composizioni in 3D che potrebbero persino essere usate dai bambini come giochi.

Se potessi viaggiare nel tempo, quale secolo visiteresti? Sarebbe un’epoca capace anche di influenzare il tuo stile?

Andrei dritta nel Ruggenti anni ’20. Anche se lo stile del tempo non influenza direttamente quello che faccio, mi piace l’idea della vita frenetica della gente del tempo, l’Art Deco e la moda delle donne dell’epoca: eleganza e praticità durante il giorno, e un lato più ribelle e spensierato di notte, in un nightclub sotterraneo, con tanta musica jazz.

Quale tecnica con cui hai sperimentato ti ha interessato di più e perché?

screen-shot-2016-12-01-at-14-00-32Di tutte quelle che ho provato, probabilmente il collage. Come ho detto prima, in molti pensano che sia facile, solo una questione di ritagliare e incollare; prendono un po’ di carta e di colla e pensano di aver creato un capolavoro DADA. Ma è ben più difficile. A partire dalla sperimentazione con i materiali, la disposizione degli oggetti raccolti; e ancora più difficile è creare qualcosa che abbia sostanza e impatto su chi ne diventa spettatore.

Oltre al collage, ho iniziato recentemente a sperimentare con il piano pittorico in relazione con il collage. Le dinamiche tra piano pittorico e dipinto/collage sono diverse, ed è interessante vedere come una possa essere applicate sull’altra: è stimolante, un ottimo metodo allenare l’immaginazione pur seguendo regole precise.

Cosa ti piace fare quando non studi/lavori?

Adoro il cinema. I film hanno una grande influenza su di me e su quello che faccio, e ogni momento libero che ho lo dedico a un film nuovo. Mi piace anche leggere e, anche se so che è una risposta un po’ da ragazze, fare shopping. E’ una vera e propria terapia, ogni tanto mi ci butto per rilassarmi.

Hai un motto che  ti tira sempre su e ti rimette in pista?

“Se sei nel mezzo dell’inferno, continua e vai avanti”, di Winston Churchill.

In questo momento studi alla UCA (University for the Creative Arts). Quale esperienza vorresti portare via con te di più (una lezione che vuoi imparare e che credi ti sarà utile per una future carriera nell’arte, e che pensi sia meglio non lasciarsi sfuggire)?

L’esperienza che considero di più valore è sicuramente il lato sociale dell’università: screen-shot-2016-12-01-at-13-59-57uscire, conoscere gente nuova e fare le mie esperienze, crescere come persona e aprire la mente quanto il più possibile; anche per poter vedere e vivere la mia città e il mio paese sotto una nuova prospettiva. Accademicamente, provare quante più tecniche possibile almeno una volta: anche se non sono particolarmente brava in alcune, almeno saprò di aver sperimentato senza limiti, e scoperto quello che fa per me e mi piace.

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