Editoriale #5 – Savana sull’isola senza ghiaccio aggiunto

Un’isola è un posto pericoloso: ci si trova da soli con se stessi. Non c’è ombra, nascondiglio, rumore o strumento di difesa. Dentro al silenzio della propria testa, l’unico suono è quello dei pensieri che da troppo tempo sono tenuti in ostaggio dalla paura di essere noi stessi.

Siete mai stati in vacanza su un’isola? Un’isola è un posto meraviglioso, soprattutto se ci si vuole dimenticare del resto del mondo. Appena si atterra o si attracca, tutto quello che esiste della propria vita sul suolo al di là del mare non esiste più. Più l’isola è piccola e isolata, più ci si sente immuni dal pensiero di pagamenti e scadenze, email e followers su instagram. Ci si ricorda cosa voglia dire essere in una condizione di pace: il telefono viene dimenticato nelle tasche del cappotto con cui si è arrivati e che non si userà più fino alla partenza, i giornali riportano solo pochi eventi locali e il posto è di solito così bello che rimette tutto in prospettiva. È come entrare in uno spazio tempo sconosciuto.

Si ritrova il proprio spazio personale. Quegli strumenti che in una grande città ci sono indispensabili per non sentire il peso dei nostri stessi pensieri, su un’isola sono accessori superflui che al contrario ci distraggono dal panorama intorno. Girando per il centro del capoluogo non ci sono cuffie nelle orecchie, o libri aperti sugli autobus che ci portano in campagna. E questo vale anche per chi torna a casa, ad esempio, e che diversamente da un turista alla sua prima visita non ha quell’urgenza di assorbire il quanto più possibile del costume del posto.

Man mano che i muri d’isolamento tra di noi e il mondo esterno crollano, per paradosso riesce sempre più facile entrare a contatto con la nostra stessa mente; e, improvvisamente, un pomeriggio mentre si cammina per il centro della città o sulla sabbia bagnata della spiaggia, ci si rincontra! “Anche tu qui?”, chiede sorpresa una parte. “Era da anni che non ti vedevo!”, esclama la seconda. È un appuntamento non programmato e del tutto casuale, ma benvenuto, con noi stessi, durante il quale possiamo essere e parlare senza doverci correggere.

Il lato più bello è che la persona che incontriamo dopo così tanto tempo è quella che ci dispiace di più aver abbandonato. È la versione di noi stessi con delle ambizioni spropositate ma entusiasta per ogni loro particolare; sogni che sono più vivi della realtà, e che continuano la loro rappresentazione durante tutta la giornata, a occhi aperti; è una persona determinata a cui non interessa l’opinione di nessuno, e non ha tempo da perdere.

Questo è quello che Sam, il protagonista della nostra quinta storia desidera di più. Potersi rincontrare e rientrare in contatto con quello che davvero ama, in cui crede davvero, senza la distrazione del mondo che c’è fuori.

Tuttavia, non c’è davvero bisogno di volare verso l’isola per sentirci su di essa. Perché l’isola, insomma, è soprattutto una metafora; del nostro spazio personale, della persona che tanto amavamo essere e che abbiamo dovuto abbandonare per diventare qualcuno che ci sembrava necessario essere.

L’isola, però, è sempre lì. A differenza nostra, non volta le spalle a nessuno.

Mike Lemanski è un illustratore e designer grafico freelance che vive nel Regno Unito. Per seguire Mike e i suoi progetti, potete seguirlo su Instagram e Twitter, o visitare il suo sito internet!