Editoriale #3 – Oggi Quattrocchi è un complimento

Ognuno di noi ha due identità, una reale e una virtuale. Se la prima ha meno che mai importanza, ormai, c’è da chiedersi come si evolverà la tecnologia della nostra seconda vita. Della serie, domani potremmo toccare il suolo di Marte, o risolvere i conflitti mondiali seduti in mutande sul divano. Ma sono solo piccole idee.

L’illustratore di questa settimana, Jacob Stead, è uno dei molti artisti ispirati dalla tecnologia e dalla sua costante evoluzione. Come avrete modo di leggere meglio nel Q&A di Giovedì, Jacob fa riferimento, in particolar modo, alla Realtà Virtuale.

La V.R. è una tecnologia che attrae diversi generi di menti creative. Come Robert Stromberg (regista, scenografo e supervisore degli effetti speciali Hollywoodiano) ha avuto modo di condividere con Vogue per il recente report “Il mondo non è abbastanza” (by Nicole Mowbray, Vogue UK Novembre 2016), “la realtà virtuale offrirà la possibilità di viaggiare senza prendere aerei. Non sarà soltanto una questione di risparmiare tempo, ma darà la possibilità alle persone di fare esperienze e visitare posti che non avrebbero mai creduto possibili nella loro vita. […] Gli studenti potranno visitare il Colosseo o andare sulla Luna seduti sul loro banco a scuola”.

In che modo la Realtà Virtuale è collegata con la nostra storia della settimana? Senza anticipare troppo, il nostro racconto parla di una grande scoperta e dei conflitti che ne conseguono. Come ci insegna la storia (o almeno quella di serie c proposta dall’istruzione Occidentale), a una grande scoperta, sia essa tecnologica o scientifica, ne consegue inevitabilmente l’arricchimento di chi ha più ordigni nucleari a portata di mano a discapito dell’inventore o di chi intende condividere democraticamente tale ricchezza per il bene comune.

Adesso proviamo a immaginare cosa significherebbe trasportare nella Realtà Virtuale uno scenario del genere. Le guerre sarebbero combattute da giocatori professionisti sullo schermo di un computer. Ogni esercito vedrebbe le proprie risorse umane centuplicate e ci sarebbe sempre la fila per arruolamento e, ancora di più, addestramento. Soprattutto, non ci sarebbero più paesi distrutti dai bombardamenti, intere città rase al suolo, genocidi e terrorismo tradizionale. Il Medio Oriente tornerebbe a essere l’oasi verde che ha dato vita alle prime civiltà e nessuno avrebbe più paura di visitare le aree più remote del cuore dell’Africa. Trasportare le tragedie dell’uomo in una realtà alternativa per vivere in un mondo pulito e accessibile; portare qualsiasi disaccordo lontano nell’etere e lasciare che chi non è coinvolto possa continuare una vita tranquilla sulla Terra. I membri delle Nazioni Unite si incontrerebbero dentro ad un paio di occhialoni e cuffie, magari standosene in mutante sul salotto di casa.

Sarebbe la fine di Skype e qualsiasi compagnia aerea, e l’uomo potrà dire di aver fatto tutto in una vita senza in realtà fare niente, se non stare seduto e guardare qualcosa che non esiste. Insomma, la naturale evoluzione della vita che abbiamo adesso.

La bellissima macchina da scrivere che compare come anteprima e immagine è di Lindsay Tingstom. Potete visitare il suo sito qui, o il suo profilo di Instagram