Editoriale #2 – Un Equilibrio Difficile

Erano tutti bravi a fare la predica, ma provate a immaginare Aristotele che oggi condivide aforismi motivazionali su Twitter. Quando ci si accorge che persino una siesta pomeridiana potrebbe ucciderci, quello è il momento in cui capiamo che c’è bisogno di una nuova filosofia che ci guidi nella vita.

Non c’è da essere Aristotele per sapere che tutto quello che c’è di bello nella vita, o che è comunemente considerato bene, può farci del male quando amministrato in dosi anche solo leggermente sopra la norma. Bacon, uova e persino una bella siesta, che se più lunga di tre ore ci trasporta in un diverso spazio tempo. O essere troppo informati sulla politica americana.

Il buon vecchio Aristotele parlò molto tempo fa del “giusto mezzo” nella sua Etica Nicomachea, dove spiega come ogni virtù umana debba essere praticata con equilibrio per vivere una vita giusta e felice. Aristotele trattò anche della Saggezza (che concerne ciò che è bene e ciò che è male per l’uomo) e l’Intelligenza (che ha la facoltà di intuire i principi della scienza). Proprio da questi due discorsi è nata l’idea per la nostra storia “Intelligenza”.

L’intelligenza e il sapere sono strumenti che ci servono per la nostra vita nella società e per risolvere problemi di vario tipo. Ma cosa succede quando si sfonda il tetto di tali discipline? È proprio la nostra protagonista Isabel che si rende conto dopo anni di studio che il suo amore per la conoscenza e la sua mente brillante non le hanno reso la vita più facile, in alcun modo.

Pensiamo alla vita di tutti i giorni: che bene ci fa leggere nel dettaglio ogni giorno, per settimane, di come migliaia di persone sono uccise da tifoni e terremoti? Per non parlare poi dei libri di storia sul Medio Oriente che ci spiegano come stanno veramente le cose (colonialismo, mmm). Insomma, sembra proprio che trovare un equilibrio aristotelico tra il porno-panico e una genuina curiosità sia davvero difficile.

Se si trattasse solo di fare più pratica su come affrontare la terrificante ondata d’informazioni e stimoli che ci vengono riversati addosso la finiremmo anche qui. E invece no: c’è anche da considerare che ogni essere umano è un caso unico, e con esso il modo in cui sceglie di gestire la propria vita.

Ognuno di noi ha un livello diverso di sensibilità e resistenza mentale. Ad esempio, tutti abbiamo l’amico che resta imperturbabile davanti all’ignoranza sbandierata sui social-media e alle stupidaggini che si leggono sul quotidiano più importante della nazione (per non parlare della versione online, dove davvero c’è da chiedersi come il salvataggio del gatto della signora Rossi meriti la prima pagina).

Dall’altra parte ci sono invece personalità più sottili e delicate, così brave a cogliere le sfumature e il senso profondo di ciò che ascoltano, tanto che sono eventualmente più danneggiate rispetto alle precedenti. Tutto ciò che di bello, poetico e illuminante hanno imparato nella vita è schiacciato istantaneamente da immagini di bambini sofferenti nel cuore dell’Africa. E così il portatore si sente in colpa, vive in una preoccupazione costante, e nell’ombra della consapevolezza e della “giusta prospettiva”. Nella nostra storia, Isabel appartiene a questa seconda categoria.

Quello che davvero servirebbe è una nuova filosofia etica: per quanto le idee degli antichi greci ci stupiscano per la loro modernità, sarebbe difficile per Platone guidarci nel mondo del 2016.

Una filosofia pratica, che ci insegni non solo a come mettere dei freni alla nostra ambizione intellettuale e a equilibrare ciò che consumiamo (esempio: non si può vivere solo di Tolstoj e di musica classica: anche un giallo da spiaggia e dieci minuti di MTV possono fare miracoli, se usati come si deve), ma anche a come difenderci dagli attacchi esterni.

Se come soluzioni non vi soddisfano, non resta che la lobotomia. O aprire un vlog di bellezza e lifestyle su youtube: in fondo siamo lì.

Questa bellissima illustrazione è di Gosia Herba ed è stata pubblicata da It’s Nice That. Potete visitare il profilo Instagram dell’artista, o leggere l’articolo della rivista qui